venerdì 28 maggio 2010

X chi non lo sapesse

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Biografia

Il Passatore è stato il più efferato tra i briganti romagnoli. Nacque nel 1824 a Boncellino di Bagnacavallo, paese nel cuore della Romagna, a una decina di chilometri da Ravenna, e fu ucciso nel marzo 1851 a Russi dal sussidiario della Gendarmeria pontificia Apollinare Fantini.
Frequentò in gioventù una scuola privata, che tuttavia abbandonò alla terza elementare, dopo alcune bocciature.

Evaso durante un trasferimento ad Ancona, dove avrebbe dovuto scontare sia una pena a quattro anni di lavori forzati nella risistemazione della nuova darsena per il furto di due fucili da caccia, sia tre anni di detenzione per la fuga dal carcere di Bagnacavallo, e datosi alla macchia, entrò a far parte di un gruppo assai variabile come consistenza e zone d'azione, del quale (come uso tra i briganti dell'epoca) egli non divenne il vero capo, ma una importantissima figura di riferimento.

Il gruppo divenne in breve una banda sempre più numerosa, audace, agguerrita e capace di efferatissime violenze, che operò per tre anni nelle Legazioni Pontificie tenendo in scacco la gendarmeria grazie ad una vasta rete di spie, informatori, protettori, ricettatori, e addirittura uomini delle forze dell'ordine. Utili anche le connivenze con la popolazione più povera, ricompensata con i proventi dei suoi furti e rapine. Furono queste elargizioni che contribuirono a creare la sua fama di "Robin Hood" romagnolo. Anche Garibaldi fu indotto a considerare il Pelloni come un ribelle antipapale e antiaustriaco.

In realtà il Passatore fu considerato dai contemporanei nient'altro che un criminale: seminava gratuitamente violenza e uccideva con sadismo; è stato, ad esempio, l’unico brigante dell'Ottocento ad aver sezionato alcune vittime. [2] In un caso il Pelloni sparò a sangue freddo ad un uomo semplicemente perché uno dei suoi aveva insinuato che si trattasse di una spia.

Un modus operandi caratteristico della banda era la "firma" dei propri delitti: a misfatto compiuto venivano dichiarati a voce alta il nome e soprannome della figura di riferimento, il Pelloni, appunto, che veniva chiamato "Stuvan de Passador" già dal primo nucleo della banda, attiva nei boschi di Brisighella. Caratteristico era anche lo scherno verso il Potere con cui spesso erano concepite le azioni, ma il Pelloni venne consegnato alla storia soprattutto per le vere e proprie occupazioni militari di interi paesi - Bagnara di Romagna (16 febbraio 1849), Cotignola (17 gennaio 1850), Castel Guelfo (27 gennaio 1850), Brisighella (7 febbraio 1850), Longiano (28 maggio 1850), Consandolo (9 gennaio 1851) e Forlimpopoli (sabato, 25 gennaio 1851) - durante le quali metteva a sacco le abitazioni dei più ricchi, che venivano torturati e seviziati per farsi rivelare i nascondigli degli scudi e delle gioie.

Rimase celebre l'occupazione di Forlimpopoli, avvenuta nella notte del 25 gennaio 1851. Durante l'intervallo di una rappresentazione, i briganti penetrarono nel Teatro Comunale (oggi teatro Verdi): saliti sul palcoscenico, puntarono le armi contro gli spettatori terrorizzati e facendo l'appello rapinarono uno ad uno i ricchi presenti in sala. Fra le famiglie rapinate vi fu anche quella di Pellegrino Artusi. A raccolto concluso i banditi passarono a stuprare alcune donne, e tra queste Gertrude, sorella dell'Artusi, che impazzì. La vicenda al Teatro di Forlimpopoli divenne talmente popolare da essere decantata per decenni dai cantastorie [3].

L'attività del Pelloni terminò nel marzo 1851. Tradito da uno dei suoi, desideroso di incassare la ricchissima taglia, "Stuvan de Pasador" fu individuato dalla Gendarmeria pontificia in un capanno di caccia del podere Molesa, nei pressi di Russi, rimanendo ucciso nello scontro a fuoco che ne seguì. Il suo cadavere fu messo su un carretto ed esibito per tutte le strade della Romagna, a dimostrazione dell'effettiva fine del brigante.

Il mito

Le sue imprese ispirarono la musa popolare della rievocazione orale (che enfatizzò la sua generosità, divenuta leggendaria) e quella colta, da Arnaldo Fusinato a Giovanni Pascoli (che nella poesia Romagna idealizzò la sua figura evocandolo, appunto, come il Passator Cortese).

I connotati de il Passatore differiscono notevolmente dalla iconografia che lo ha reso famoso, diffusasi nel dopoguerra a seguito del lancio del marchio dell'"Ente Tutela Vini Romagnoli", che lo raffigurava somigliante a un brigante-pastore lucano (probabilmente Carmine Crocco) e armato di arcaico "trombone", mentre in realtà egli utilizzava le migliori armi disponibili all'epoca. Stefano Pelloni era molto diverso anche in volto, e nel vestire: alto intorno al metro e settanta, una statura giusta per la metà del secolo XIX in Romagna, aveva i capelli neri, gli occhi castani e la fronte spaziosa. In particolare il viso, di forma oblunga e di colorito pallido, non presentava alcuna barba. All'epoca, alla voce segni particolari del Passatore, veniva indicato sguardo truce: ciò è possibile poiché Stefano Pelloni presentava una bruciatura da zolfo sotto l'occhio sinistro.

Alla figura del Pelloni è intitolata la 100 km del Passatore, una competizione podistica che dal 1973 si svolge annualmente con partenza da Firenze e arrivo a Faenza.

Che coss'è l'amor

--- Che cos'è l'amor, è un sasso nella scarpa, che punge il passo lento di bolero
con l'amazzone straniera stringere per finta un'estranea cavaliera
è il rito di ogni sera perso al caldo del pois di san soucì. ---

lunedì 17 maggio 2010

La Piceno si testa la gamba


Dopo un po di titubanza, ho deciso di fare la maratona del piceno a ritno allenamento (non ci crede nessuno)
Il programma erapartire arzillo per poi rallenatare dopo i 30 e arrivare decentemente rilassato per proseguire gli allenamenti duranete la settimana senza dover per forza fermarsi per qualche dolore alle gambe o cose simili.
Volevo tenere i palloncini delle 3, visto il percorso lungo mare, temevo il vento più di qualsiasi altra cosa. Ma alla partenza c'era molta gente e un bel gruppetto di gente veloce è passato avanti e mi sono attaccato. Bene fino al 10° dove a mio malincuore ho scoperto che quasi tutti il gruppetto che viaggiava sotto i 4', avrebbe concluso la gara. Come girano tutti da quella e io rimano praticamente da solo :-( ma no, dai bastardiiiii! Nemmeno uno che viene con me? Maledizione mi trovo da solo a macinare km contro vento senza nessun cambio.
Vabbè poco male, ormai sono in ballo e ballo. Continuo a correre rilassato fra 3'58" e 4'04". Le gambe girano bene. Ad un certo punto addocchio una o due persone di fronte a me e dicido che saranno i miei gregari. Vado a prenderli e con uno comincio un bel passo a 4'. Arriviamo al giro di boa, e il mio temuto lungo mare, vento a folate ma che non accenna a diminuire. Lascio il gragario a tagliarmi l'aria. ha un bel passo, è del posto, conosce le strade e mi aiuta per un bel pò, fino a che non si gira e mi dice, "che dici, ci diamo il cambio contro vento" io straguzzo gli occhi e accetto volentieri, premettengo "ma sono un po al gancio anchei o è" :-)
Faccio il mio lavoro per un paio di km poi cambio e poi ancora io. Verso i 27 le gambe girano ancora bene il fiato c'è e il mio amico è ancora bello fresco.
Succede una cosa strana. Mi mancano le forze, ma non sulle gambe, ma nel resto del corpo... bho. Vabbè pazienza lascio andare il mio amico e alzo il piede sull'accelleratore. Continuo cercando di tenere il ritmo sotto i 4'10". Giro di boa ai 30k, maledizione mi fermo al ristoro degli Alpini (aaa che bel ristoro), ma non mi scende niente, solo un po di te e un po di acqua. Vabbè pazienza, 2 chiacchere con gli uomini piumati e riparto. Decido di stare un attimo a vedere se il fisico torna un po a riaccendersi. Le gambe continuano ad avere forza, ma il resto del corpo non mi segue per niente. Attendo i palloncini delle 3 che mi riprendono ai 35k. E come prevedevo non riesco nemmeno a tenere il loro ritmo. E qui decido di non farmi del male. I successivi 7k sono n calvario e non vedo l'ora di rientrare. Il corpo s'è addormentato defenitivamente.
Bho non so cosa sia successo. se fosse stata una crisi, leprime a non rispondere sarebbero state le gambe. ma cosi non è stato. E' stato tutto il resto del corpo che ha ceduto, stomaco vuoto e forse anche una carica psicologica poco convinta.
Comunque, finisco in 3h09" e una manciatra di secondi. al 33esimo posto. Pensando che al 30esimo ero 11esimo assoluto...
Pazienza, un bell'allenamento con molte sensazioni e che è servito più che altro a tarare un pò le cose.
Ora sò che le gambe per 4' al km ci sono basta affinare un pò la lunghezza. La sensazione è di non sforzare per niente e di avere una falcata sicura a chiara fino ai 3'50" al km.
Vediamo di lavoarci sopra.
Chiudo la settimana con 98.5km e forse anche quelli hanno un pò influenzato la prestazione.
Si continua. E mi permetto di ben sperare per Tromso.

Questo è il quanto.
Buon corsa a tutti!